LEGGERE L’ARTE
I Premi tra passato e futuroGiovedì 7 aprile alle 17 presso il CAMeC della Spezia (piazza Cesare Battisti) Marco Panizza, Direttore della Galleria del Premio Suzzara terrà una conferenza/conversazione sul tema un Premio per Suzzara - “Un vitello per un quadro non abbassa il quadro, innalza il vitello”
Il Premio Suzzara nasce nel 1948, inventato da Dino Villani, uno dei padri della pubblicità in Italia, con il sostegno appassionato del sindaco d’allora Tebe Mignoni e dello scrittore, poeta e cineasta Cesare Zavattini.
Si distinse subito dalle iniziative del tempo per due motivi: la composizione della giuria e il carattere dei premi.
La giuria, da regolamento, non doveva essere composta solo da esperti come galleristi, storici e critici d’arte, giornalisti, ma anche da un operaio, un impiegato e un contadino.
I premi erano messi a disposizione dai contadini e dagli operai di Suzzara e da tutte le forze produttive del territorio: potevano essere una forma di formaggio grana, un vitello, un puledro, una cucina economica, fusti di vino, un maialetto, sacchi di farina, burro, salami, polli, uova e “altri che venissero offerti”.
Fu un’idea spettacolare per quei tempi, che si calava perfettamente in una realtà agricolo-industriale come quella suzzarese, che equiparava il valore dei prodotti del lavoro artistico a quello dei prodotti del lavoro contadino e operaio.
Villani condensò tutto questo con lo slogan “Un vitello per un quadro, non abbassa il quadro: innalza il vitello”.
Il Premio Suzzara rifletteva l’idea secondo la quale l’arte non doveva essere élitaria ma rispondere a un bisogno di bellezza, qualità e poesia comune a tutti gli uomini, di qualunque condizione sociale e livello culturale.
A quest’idea si collegava il vecchio concetto di realismo come arte democratica, elaborato da Gustave Courbet un secolo prima.
Nella collezione di Suzzara infatti si colgono i termini della questione realista nell’Italia tra gli anni Quaranta e i Cinquanta.
Si distinse subito dalle iniziative del tempo per due motivi: la composizione della giuria e il carattere dei premi.
La giuria, da regolamento, non doveva essere composta solo da esperti come galleristi, storici e critici d’arte, giornalisti, ma anche da un operaio, un impiegato e un contadino.
I premi erano messi a disposizione dai contadini e dagli operai di Suzzara e da tutte le forze produttive del territorio: potevano essere una forma di formaggio grana, un vitello, un puledro, una cucina economica, fusti di vino, un maialetto, sacchi di farina, burro, salami, polli, uova e “altri che venissero offerti”.
Fu un’idea spettacolare per quei tempi, che si calava perfettamente in una realtà agricolo-industriale come quella suzzarese, che equiparava il valore dei prodotti del lavoro artistico a quello dei prodotti del lavoro contadino e operaio.
Villani condensò tutto questo con lo slogan “Un vitello per un quadro, non abbassa il quadro: innalza il vitello”.
Il Premio Suzzara rifletteva l’idea secondo la quale l’arte non doveva essere élitaria ma rispondere a un bisogno di bellezza, qualità e poesia comune a tutti gli uomini, di qualunque condizione sociale e livello culturale.
A quest’idea si collegava il vecchio concetto di realismo come arte democratica, elaborato da Gustave Courbet un secolo prima.
Nella collezione di Suzzara infatti si colgono i termini della questione realista nell’Italia tra gli anni Quaranta e i Cinquanta.



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