La storia
Le origini di Jenin risalgono al 2450 A.C., quando venne fondata dai Cananei; dal 1516 al 1917 fu sotto il dominio ottomano e poi, fino al 1947, sotto il protettorato britannico. Nel 1948, in seguito alla Nakba (la cosiddetta “Catastrofe”), venne allestito il campo che accolse i profughi provenienti da Haifa e dai villaggi vicini. Nel 1967 venne occupata dall’esercito israeliano. La città, soprattutto durante la Prima Intifada del 1987, si è resa particolarmente attiva nella resistenza contro l’occupazione israeliana. Nell’Aprile 2002 Jenin ha subito una pesantissima incursione dell’esercito israeliano, concentrata soprattutto nel campo profughi, che ha provocato circa 114 vittime. Nel 2005 sono stati evacuati i due insediamenti israeliani che insistevano sull’area di Jenin; da quell’anno sono cessati gli attentati suicidi da tutta la Cisgiordania.
Gli appassionati di toponomia non mancheranno di interessarsi a Jenin, menzionata in un gran numero di testi storici e biblici, e nelle cronache dei viaggiatori: Gi-na (nelle lettere di Amarna) Qena (nel papiro di Thoutmosis), En Ganim (nella Bibbia), Ginea (Giuseppe Flavio), Genon (o la Grande Gallius presso i Crociati), Jenin (nel periodo mamelucco).
Situata nel cuore di piane fertili, Jenin costituiva nell’antichità un crocevia tra le principali vie di comunicazione del tempo. Venne occupata dai Crociati nel 1103 e liberata dal leader musulmano Saladino al Ayyoubi nel 1187 durante la famosa battaglia di Hitteen. Nel XIII secolo, per contrastare una nuova crociata, le autorità fortificarono tutta la regione facendo della città un avamposto. I legami con Damasco sono sempre stati continui; un autore del XV secolo menziona addirittura il trasporto di ghiaccio a dorso di cammello proveniente dalla capitale siriana. Nel XVI secolo il borgo di Jenin godette delle attenzioni della sposa del Governatore di Damasco, Fatima Khatun, che fece costruire verso il 1566 la moschea Izz ed-Din (in via Talal) e un insieme di opere pubbliche (bagni pubblici, viali, mercato centrale). Dopo un lungo periodo di letargo, Jenin ridivenne, a partire dal XVIII secolo, un grosso borgo agricolo. Durante la I Guerra Mondiale un aeroporto venne costruito dalle truppe tedesche di stanza a Jenin, a sostegno del loro alleato turco. A ovest della città è stato costruito un memoriale dedicato ai piloti uccisi durante la guerra. A sud di Jenin s’innalza un altro memoriale in onore dei soldati iracheni impegnati nella difesa della Palestina nel 1948.
2 km a sud di Jenin si trova la città di Tell (o Khirbet Belameh) che nel corso della sua lunga storia è ricordata con più nomi: Ibleam (nei testi egiziani del II millennio A.C.), Issacher (nella Bibbia), Belemoth (nell’epoca ellenistica), Belemontus (nel periodo romano), e oggi Belameh. Il sito domina le più ricche pianure di Palestina tra cui Marj Ibn Amer (Valle di Jezréel), pianura che fece la prosperità delle antiche città-stato. Sotto le rovine, principalmente mamelucche e ottomane, sul versante opposto al villaggio attuale, si trova la sorgente di Bir es-Sinjil, la cui acqua alimentava la città attraverso un tunnel scavato nella roccia. Interessante la grande volta romana restaurata sotto le Crociate (il tunnel misura 115 metri di lunghezza, 3,20 metri di larghezza, da 3 a 6 metri di altezza). Anche i percorsi sono scavati nella roccia. Le piccole nicchie ricavate dalle pareti ospitavano delle lampade per rischiarare il tunnel.
3 km a ovest di Jenin, sulla strada 6155, si trova il villaggio di Burqin. Il Vangelo colloca in questo villaggio uno dei più noti miracoli di Gesù, quello della guarigione dei 10 lebbrosi (Luca 17, 11-19 ). La chiesa di San Giorgio fu costruita su un’antica cisterna romana nel posto in cui Gesù compì il miracolo. Una volta al mese la comunità cristiana del villaggio officia una messa. Le porte sono solitamente chiuse ma per visitarla è sufficiente rivolgersi agli abitanti del luogo. All’interno della chiesa, la grotta e la piccola cappella si caratterizzano per essere sorte fin dalle prime ore del cristianesimo. Questa splendida piccola chiesa è stata restaurata parecchie volte nei secoli. La prima chiesa si trovava nella grotta dove avvenne il miracolo, e tra il VI e il IX secolo venne allargata di fronte alla grotta. Ricostruita nel XII secolo e circondata da un muro, la chiesa odierna comprende una grotta e una nuova sala costruita nel XVIII secolo.
Attualmente Jenin ha una popolazione di circa 50.000 abitanti, e 10.000 ne conta il campo profughi (ricordiamo che il campo ha una gestione autonoma rispetto alla municipalità, dipendendo dal Comitato di Gestione e dall’UNRWA). Jenin si sviluppa su 5 piccole colline ospitanti i nuovi quartieri, la fascia pianeggiante in cui sorge la “città vecchia” con i nuovi sobborghi, ed il campo profughi che si snoda tra la parte pianeggiante ed una collina. Solitamente la zona collinare e i nuovi quartieri sono abitati da una fascia sociale a reddito medio-alto, mentre il campo profughi, così come la zona a ridosso dell’area industriale, sono caratterizzate da una fascia a basso reddito o al limite della soglia di povertà.
L’area del Governatorato di Jenin occupa circa il 10% del territorio della Cisgiordania, seguendo nella parte settentrionale il confine tracciato dalla Linea Verde. Molti dei villaggi sono a ridosso del tracciato del muro di segregazione israeliano (o del reticolato che lo sostituisce); nel territorio sono presenti due grossi check point, nei pressi di Al Jalama e Zububa. Jenin è posta nella parte est del Governatorato.


